TelcoTim

Tim: dopo un anno di contrasti è pace fatta fra i due soci principali?

Se si dovessero ripercorrere gli eventi che hanno caratterizzato le vicende interne di Tim negli ultimi quattordici mesi, ci si accorgerebbe dei cambiamenti e delle forti tensioni che hanno scosso la quiete all’interno del Consiglio di Amministrazione e di tutta la comunità degli azionisti.

La svolta ha una data ben precisa: 4 Maggio 2018. In occasione dell’assemblea dei soci, il fondo Elliott ottiene la maggioranza dei voti per la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione dopo due mesi trascorsi ad acquistare le quote societarie a compiere una scalata formidabile nell’azionariato della società. Da una quota di poco superiore al 3% il fondo americano raggiunge l’8,84% in poche settimane, percentuale con cui si appresta a partecipare all’assemblea per il rinnovo del CdA.

Certamente la vittoria di Elliott non è stata pronosticata da Vivendi al momento dimissioni presentate della maggioranza dei suoi rappresentanti nel Consiglio di amministrazione. Quest’ultima mossa della società francese, che ha causato la decadenza dell’intero organo, è stata una reazione alla proposta di Elliott di revoca dell’incarico a 6 dei suoi consiglieri.

Se la fine di Marzo preannuncia un clima surriscaldato, l’inizio di Aprile lo porta ad uno stato di ebollizione. La Cassa Depositi e Prestiti, l’ente controllato dalla mano pubblica dello Stato attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze acquista circa il 5% delle azioni di Tim. Si tratta di uno sviluppo che probabilmente Vivendi non ha preventivato, ma che si rivela in linea con le tendenze del momento.

Non bisogna dimenticare, infatti, che proprio nei mesi precedenti il governo è intervenuto avvalendosi dei poteri sanzionatori previsti dalla legge della golden power, esercitabili nell’ambito di settori di interesse nazionale. Da un lato quindi alcuni atti posti in essere da Vivendi contrastano con interessi più generali, dall’altro molte delle forze parlamentari vedono in Elliott un buon alleato per consentire un controllo più diretto e un migliore coordinamento degli investimenti destinati all’infrastruttura digitale.

Il verdetto dell’assemblea di Maggio non dà vita ad un punto di equilibrio nei rapporti fra i soci principali. Sebbene riconfermato come amministratore delegato dal voto degli azionisti, Amos Genish viene sfiduciato dal Consiglio di Amministrazione il 13 Novembre 2018, dopo la procedura di impairment test che ha rivelato uno scarto pari ad un valore di circa 2 miliardi di euro tra le attività inscritte in bilancio e quelle recuperabili. Vivendi accusa Elliott di aver volutamente agito in tal modo per sostituire il manager nominato poco più di un anno prima.

Amos Genish, ex amministratore delegato di Tim

Dal 18 Novembre 2018 Luigi Gubitosi è il nuovo CEO di Tim. La sua nomina tuttavia, assieme ad altri atti in cui l’azione Elliott è stata determinante, viene contestata da Vivendi per le violazioni delle regole fondamentali di corporate governance (si parla di asimmetria informativa tra i soci in vista della riunione che ha sfiduciato Genish, di mancato espletamento delle formalità richieste per il Consiglio di Amministrazione in cui è stato nominato Gubitosi, e altro).

A tal proposito Vivendi richiede di inserire nell’ordine del giorno dell’assemblea ordinaria dei soci (anticipata rispetto a quanto prevedeva originariamente il calendario finanziario) indetta per il 29 Marzo 2019, la revoca di 5 consiglieri di amministrazione appartenenti alla lista Elliott. Si tratta di un numero sufficiente a sovvertire nuovamente le maggioranze nel CdA e ad impedire un ritorno al voto per il rinnovo dell’organo.

Luigi Gubitosi, attuale amministratore delegato di Tim

Il tentativo di restaurare l’assetto precedente al voto del 4 Maggio 2018 ha però subito un contraccolpo. Probabilmente in virtù dell’affluenza registrata durante assemblea (67% del capitale azionario rappresentato), notando l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo, Vivendi ha ritirato la sua richiesta, deponendo così le armi.

L’episodio è stato definito da Elliott come una vittoria per Tim. Il presidente della società Fulvio Conti, ad assemblea non ancora avviata, ha invitato a costruire una nuova fase di cooperazione. C’è però da dire che nessun annuncio formale che faccia intravedere una distensione definitiva è stato ancora fornito a mesi di distanza dall’ultimo confronto tra i due soci.

A dispetto delle dichiarazioni ufficiali però, sembra delinearsi un percorso comune sulla realizzazione del progetto di rete unica, che riguarda le due società che negli ultimi anni hanno investito maggiormente nelle infrastrutture digitali nel Paese: Tim e Open Fiber (quest’ultima è per metà controllata da Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta detenuta per l’83% dalla mano pubblica del Ministero dell’Economia e delle Finanze).

Vivendi, originariamente contraria a modificare gli assets societari, sembra aver accettato la costituzione di una rete unica che possa evitare di duplicare gli investimenti in Italia. A dimostrarlo è la firma dell’Accordo di Confidenzialità tra Tim, Cassa Depositi e Presti ed Enel (l’altra società che detiene il 50% di Open Fiber). L’intesa ha sancito l’avvio dei negoziati ufficiali. Il progetto può finalmente, senza scontri, avviarsi alla sua fase programmatica.

Tag
Adv adv ho

Gianluca Martucci

Ha 23 anni e tra le scelte più belle che sente di aver fatto c'è quella di specializzarsi negli studi europei e internazionali all'università. Si è laureato a Bari ad aprile 2018 e sta continuando i suoi studi presso l'università di Roma Tre. Ama sentire l'odore dei giornali e stare con la penna in mano. Ha un sogno: diventare giornalista per dare voce a chi si sente non ascoltato
Back to top button