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La storia delle maggiori console: dalla nascita dei videogiochi ai giorni nostri

Le console di gioco sono dei dispositivi che ormai accompagnano la vita quotidiana degli appassionati o di chi è in cerca di passatempi. Esse, nel ventunesimo secolo, costituisco uno dei mercati più fiorenti e redditizi, quello dei videogiochi.

Alla base della storia dei videogames si trova il celebre gioco Pong supportato da quella che da molti viene considerata la prima console della storia, il Magnavox Odyssey: un dispositivo prodotto da Magnavox, azienda  dedita alla produzione di apparecchi elettronici di consumo e attualmente marchio di proprietà della Philips.

Magnavox Odyssey 3000 , una delle varianti della console

Questa macchina aveva integrato solo il titolo di Pong, un gioco che prevedeva lo schermo della TV divisa in due campi, due barre con cui si poteva interagire tramite i comandi ed una pallina da colpire.

Un gioco tanto semplice quanto amato, che portò subito a studiare metodi per rendere alternativa l’esperienza di gioco, creando varianti semplici come modifiche al campo, pannelli da attaccare allo schermo della TV (attraverso l’elettricità statica) per rendere colorato il gioco, poter giocare in single player e modificare il livello di difficoltà, tutte opzioni che venivano gestite dalla pulsantiera sulla console, vista l’assenza di qualunque tipo di sistema operativo.

Questo successo portò alla nascita di numerose altre console che negli anni ’70 furono commercializzate sotto i più svariati marchi internazionali che si occupavano di elettronica.

È a questo punto della storia delle console che si può aprire una parentesi che riguarda il nostro paese, perché nel 1974 l’azienda nostrana Zanussi, produttrice di elettrodomestici, acquistata nel 1984 dal gruppo svedese Electrolux, creò la prima console prodotta interamente in Italia. Fu commercializzata sotto marchio Sèleco e prese il nome di Ping-O-Tronic. Questa console made in Italy rimaneva sempre un dispositivo che integrava il videogioco Pong e lo Squash, cioè un Pong single player dove si prevedeva il rimbalzo della pallina contro il muro.

Il successo in madre patria di questa console portò anche alla creazione di un successore della console, il Play-O-Tronic del 1977, che espandeva l’esperienza video ludica a 6 titoli e che includeva una pistola ottica, pionieristica per l’epoca. La console fu talmente apprezzata che fu distribuita anche in Germania con il nome di Universum Tv.

Con il passare degli anni ’70 e con un panorama video ludico saturo di Pong console, la nascita di una console che riuscisse a contenere un parco titoli più vasto, ispirato al mondo arcade, era sempre più acclamata. In questo scenario Atari, produttrice fino ad allora di giochi arcade su cabinati, propose la propria console: l’Atari VCS 2600. Pubblicata nel 1977, essa aveva delle caratteristiche in grado di espandere l’esperienza di gioco, con l’implementazione di una porta dedita ad ospitare le cartucce contenenti i giochi.

Atari VCS 2600

La macchina, a differenza delle precedenti, non aveva incorporato alcun gioco: seppur priva di sistemi operativi, la macchina si completava solo all’inserimento di una cartuccia che comprendeva i file di gioco e l’eventuale memoria di salvataggio. Fu la prima console di fama mondiale e la prima ad ospitare i giochi che tutt’oggi sono i più apprezzati nel panorama del retro gaming, come: Pac-Man, il celebre gioco di casa Namco, Space Invaders o Breakout, video gioco tra l’altro sviluppato da Steve Jobs e Steve Wozniak, quando ancora Apple non esisteva.

Nonostante i tentativi concorrenziali da parte di aziende come Coleco, con il Colecovision, o Mattel, con il proprio Intellivision, il mercato dei videogiochi era controllato da Atari e dalla sua macchina. Questo enorme successo diede la possibilità a molte aziende terze di sviluppare software sull’Atari 2600.

L’incontrollato sviluppo sul software che girava sulla console generò titoli scadenti, volti ad ottenere il massimo del guadagno con il minimo sforzo. Questo fattore, assieme al fatto che, all’inizio degli anni ’80, si stavano sviluppando i primi personal computer, generò un effetto a catena, portando ad un calo di vendite drastico, che causò la crisi dei videogiochi nel 1983, con la conseguente bancarotta di numerose aziende produttrici.

Questa crisi portò addirittura Atari a doversi disfare delle migliaia di cartucce invendute, sotterrandole nella discarica desertica di Alamogordo, nel New Mexico. Esse furono ritrovate a seguito di alcuni scavi sul luogo solo 40 anni dopo, nel 2014, portando alla luce gran parte del materiale sepolto.

Tale crisi terminò solo quando, nel 1985, venne messa in commercio la prima console dell’azienda giapponese Nintendo, il Nintendo Entertainment System (NES), console a 8-bit che risollevò da sola un intero mercato colmando le problematiche che diedero la vita alla crisi dei videogiochi: dapprima venne istituito un sistema per il quale tutto il software di terze parti dovette comunque passare dagli uffici della Nintendo per un controllo qualità, in modo da non pubblicare materiale scadente; in secondo luogo, il NES venne commercializzato nei negozi di giocattoli e non più in quelli di elettronica, ampliando il numero di utenti a cui la console veniva venduta, portando il NES a non scontrarsi direttamente con i Personal Computer, in ascesa all’epoca.

Questa strategia di mercato da parte di Nintendo risollevò il mercato dei videogiochi, portando numerose aziende produttrici di software a investire su tale settore e attirando a sé numerosi concorrenti.

Dopo la prima metà degli anni ’80 il panorama mondiale vedeva il NES come la console più venduta, assieme al gioco più distribuito, Super Mario Bros., incluso nella confezione. Al fianco della console della casa Giapponese si trovavano gli home computer, come quelli della casa Commodore, che espandevano l’esperienza di un personal computer con la possibilità di video giocare (come nel celebre Commodore 64), e il Master System di Service Game (SEGA), che nonostante la validità che possedeva non riuscì mai a raggiungere i numeri di vendita di Nintendo.

A sinistra il SEGA Master System, a destra il NES di Nintendo

Bisogna aspettare la generazione video ludica successiva, la quarta, per ottenere un reale scontro tra le aziende Nintendo e SEGA, che tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90 pubblicarono rispettivamente il Super Nintendo e il Sega Mega Drive, console a 16-bit ora comparabili nel numero di vendite.

Nel nostro paese, ad esempio, i distributori italiani (Gig per Nintendo e Giochi Preziosi per Sega) diedero vita ad una battaglia marketing, assumendo testimonial di eccezione e acquistando lo spazio pubblicitario migliore.

A sinistra il SEGA Mega Drive, a destra il Super Nintendo

In parallelo con le console da tavolo un altro mercato aveva iniziato la sua ascesa, quello delle console portati. I primordiali tentativi vennero creati dalla Smith Engineering, che propose prima il Microvision e successivamente il Vectrex, anche se quest’ultimo con i suoi 7 kg di peso, seppur avendo caratteristiche di una console trasportabile, non fu ma catalogato tra le portatili.

Ma è solo nel 1990 che, in Italia, viene commercializzato il Nintendo Game Boy, la prima console portatile di successo planetario, dove molte serie di videogiochi, come Pokémon, ebbero i natali.

Poco dopo, l’azienda concorrente di Nintendo, SEGA, propose la propria portatile, il Game Gear, che non riuscì mai ad eguagliare il successo della portatile Nintendo.

Dalla commercializzazione del Game Boy, Nintendo è riuscita a creare un monopolio nel campo delle console portatili, pubblicando in sequenza il Game Boy Color nel 1998, il Game Boy Advance, il Nintendo DS pubblicato nel 2004 (comprese le versioni successive) e il Nintendo Switch, in vendita dal 2017. Questa esclusiva venne messa in discussione solo alla nascita nelle portatili PlayStation, con PSP (2004) e PlayStation Vita (2012), e dall’era degli smartphone.

Dopo la prima metà degli anni novanta la tecnologia impiegata nelle console riusciva ormai a reggere un primitivo 3D: qualunque gioco fino ad allora aveva sempre avuto una grafica bidimensionale, con uno scorrimento orizzontale o verticale. Una grafica tridimensionale era richiesta dal pubblico, ma per realizzarla non solo si richiedevano sistemi migliori di quelli a 16-bit disponibili sul mercato, ma anche un meccanismo per immagazzinare quantità di memoria superiori a quelli che una cartuccia elettronica poteva reggere.

PC Engine con lettore CD

L’avvento di nuove macchine fu quindi realizzato nel momento in cui si stavano diffondendo i primi CD-ROM, supporti dal basso costo, ma con una grande memoria a disposizione. La prima macchina dotata di un lettore CD fu il PC Engine, prodotto da NEC, venduto in Giappone e negli USA con il nome di TurboGrafx-16 e mai sbarcato nel mercato italiano.

In questo contesto le macchine proposte da Nintendo e Sega non hanno soddisfatto le aspettative della clientela e seppur la console di Nintendo, il Nintendo 64, riuscì ad ottenere un buon successo, non raggiunse mai i numeri della console numero uno alla fine degli anni novanta, la PlayStation.

Prodotta da Sony, sempre protagonista nel mercato dell’impiantistica Hi-Fi, la PlayStation si impose nel mercato dei videogiochi, attraverso un joypad migliorato in numero di pulsanti ed ergonomia rispetto i concorrenti precedenti, un lettore ottico di CD-ROM e un parco titoli degno di nota, come la serie Gran Turismo o il continuo di serie già famose su altre piattaforme, come la serie di Final Fantasy.

Lo scenario all’inizio del millennio è ben delineato, le console minori non riuscirono a tenere testa alla PlayStation dal punto di vista della fama, e bisogna aspettare la PlayStation 2, pubblicata nel 2000, per vedere un’azienda concorrere con la console di Sony: MIcrosoft, leader mondiale produttrice del sistema operativo Windows, entrò, nel 2002, nel mercato delle console di videogiochi con la propria macchina, la Xbox.

Nonostante le vendite della console di Sony siano state nettamente superiori, Xbox ha fondato le basi di una lotta marketing contro PlayStation, riuscendo ad eguagliare le unità vendute di quest’ultima solo nella generazione successiva, con lo scontro tra la Xbox 360 e la PlayStation 3.

Console di settima generazione: a destra la Nintendo Wii, in basso a sinistra la PlayStation3 e in alto a sinistra la Xbox 360

A fianco della PS3 e della Xbox 360 si presentava la console di Nintendo, la Wii, dedicata per lo più a ragazzi e famiglie, ma che ottenne anch’essa un ottimo successo, raggiungendo e superando le unità vendute sia da Sony che da Microsoft.

Questa generazione è stata la prima ad aggiungere una connessione ad internet per giocare online. Fino ad allora i giochi online erano tutti sui personal computer, ma con PS3, Xbox 360 ed i rispettivi abbonamenti (PlayStation Network e Xbox live) le console divennero mezzi per entrare in un network online con altri milioni di giocatori sparsi per il mondo.

Le console di casa Sony e Microsoft continuano anche oggi, con PlayStation 4 e Xbox One, a condividersi il mercato, puntando tutto sulla connettività tra gli utenti nei giochi, ma creando ancora esperienze di gioco in solitario. A fianco delle quali si trova anche Nintendo Switch, che continua a riproporre seguiti delle serie più acclamate, come le nuove versioni di Pokémon o Super Mario.

La prossima generazione, con una probabile PlayStation 5 in uscita entro il 2020 ed i servizi di cloud gaming pronti ad imporsi su tale mercato, è pronta, ancora una volta, a rivoluzionare il mercato delle console. Un settore in netta crescita che dà sempre uno sguardo al passato, rinnovando le idee con le tecnologie moderne.

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Simone Allegra

Studente presso la facoltà di Ingegneria all'università di Catania, è sempre stato appassionato del mondo dell'informatica, dell'elettronica e delle telecomunicazioni, sperando di condividere con tutti al meglio le sue conoscenze e le sue passioni.
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