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Game Boy: la storia della prima console portatile di casa Nintendo

Il 21 Aprile 1989 usciva, in Giappone, uno dei dispositivi più amati da chi ha vissuto gli anni novanta da ragazzo o da bambino: il Game Boy di Nintendo, azienda con sede a Kyoto celebre nel panorama video ludico.

Il Game Boy venne realizzato da un team di sviluppo di casa Nintendo guidato da Gunpei Yokoi, studiando un dispositivo successore dei Game & Watch che negli anni ottanta avevano reso Nintendo famosa anche per i dispositivi di video gioco portatili.

I Game & Watch erano semplici giochi LCD concepiti come passatempi, con una grafica e un sistema di gioco che si rifaceva ai videogiochi arcade, semplificandone le meccaniche.

La semplicità del dispositivo non convinsero comunque la grande massa di videogiocatori che, ad esempio, preferiva l’acquisto di un NES per poter giocare a quanti più giochi possibili.

Fu dalla combinazione tra le caratteristiche del Nintendo Entertainment System e l’idea di portabilità che si sviluppò il primo Game Boy, con una CPU 8-bit a 2.2 Mhz e 64 K-bit di RAM.

Questa console si presentava con una scocca bianca e grigia di dimensione 90mm x 148mm x 32mm, su cui erano posizionati due tasti di azione, una freccia direzionale, i tasti select e start ed uno schermo monocromatico a cristalli liquidi a matrice LCD 160 x 144 pixel. La console si alimentava attraverso 4 batterie stilo AA e forniva una autonomia di circa 15 ore di gioco. Sulle parti laterali della console si trovavano i regolatori per il volume, le porte per connettere un cavo per il Multiplayer e l’ingresso delle cuffie.

Attraverso la cartucce, da inserire nel Game Boy, presero i natali alcune delle serie più amate anche oggi, come la serie sui Pokémon; i giochi Pokémon Rosso e Pokémon Blu sono stati i più venduti della console e la serie risulta essere tutt’oggi tra le più amate della casa di Kyoto.

Naturalmente erano presenti anche delle grandi serie riportate dalle console fisse, come giochi su Super Mario, mascotte di Nintendo, o puzzle game come Tetris.

Un grande impatto ebbero anche gli accessori della console, anche nelle versioni successive, come il cavo link per collegare due Game Boy per giocare in Multiplayer, l’adattatore Super Game Boy, per giocare alle cartucce Game Boy anche su Super Nintendo, la console fisica di quarta generazione della casa Giapponese, o la famosa Game Boy Camera e la corrispettiva stampante, che rendeva la console capace di scattare fotografie, seppure di bassa qualità.

Il grande successo della console portò, nel 1996, a creare una versione del Game Boy, il Game Boy Pocket, più piccola e con l’aumento dell’autonomia; questa versione era inoltre disponibile in diverse colorazioni rispetto alla console base.

Con l’avanzare della tecnologie e con le console fisse di quinta generazione sul mercato, una portatile che riproduceva immagini solo attraverso una scala di grigi era limitativa. Principalmente per questa motivazione, il 23 Ottobre 1998, in Giappone, viene presentato alla stampa il Game Boy Color, molto simile per forme al Game Boy, ma capace di gestire 32.768 colori diversi di cui 56 simultaneamente. Veniva diminuito, inoltre, il peso generale e il numero di batterie per far funzionare la console (che passava da 4 a 2 stilo AA). Infine, importante fu la scelta di lasciare il lettore classico del Game Boy, così da ottenere la retro compatibilità con i giochi.

Le versioni successive, prima di arrivare al Nintendo DS, sono racchiuse nella serie Advance. La serie, composta dal Game Boy Advance (2001), Game Boy Advance SP (2003) e Game Boy Micro (2005), aumentava le dimensioni dello schermo, aggiungeva i tasti dorsali L e R alla pulsantiera fornita, e aumentava la capacità di calcolo con una componentistica hardware al passo con le innovazioni del nuovo millennio.

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Simone Allegra

Studente presso la facoltà di Ingegneria all'università di Catania, è sempre stato appassionato del mondo dell'informatica, dell'elettronica e delle telecomunicazioni, sperando di condividere con tutti al meglio le sue conoscenze e le sue passioni.
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