Video On Demand

Streaming illegale: due internauti su tre si avvalgono della pirateria audiovisiva

Due internauti su tre si sono avvalsi almeno una volta di piattaforme fraudolente per ottenere la visibilità di contenuti audiovisivi attraverso lo streaming online illegale.

La fruizione di contenuti multimediali reperiti illegalmente, secondo i dati raccolti da FAPAV (Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali), è un problema che continua a diffondersi in tutta Europa e, di conseguenza, anche in Italia.

Qui negli ultimi anni, piattaforme come YouTube o Netflix hanno messo un freno all’espansione della pirateria audiovisiva ma, nonostante ciò, la pirateria continua ad essere un problema reale, considerando le ultime stime che mostrano come, nel 2017, l’industria della produzione cinematografica e non solo abbia perso un fatturato annuale di circa 617 milioni di euro.

Questa perdita degli incassi limita, naturalmente, le possibilità di chi i prodotti li crea, portando ad una conseguente riduzione degli investimenti. I dati raccolti da FAPAV attribuirebbero a questo fenomeno la causa di un rallentamento dello sviluppo e della crescita dell’industria audiovisiva italiana.

Oltre ai problemi di tipo economici e culturali, i dati pubblicati a luglio del 2018 nel rapporto FAPAV/Ipsos mostrano come la fruizione di contenuti illegali possa compromettere la sicurezza della tecnologia utilizzata.

Si stima che in Italia solo il 55% dei fruitori sia consapevole dei rischi che tale azione comporti, come il rischio di imbattersi in un malware o in un’azione di phishing, cercando di rubare dati sensibili dell’utente.

I dati maggiormente colpiti attraverso malware e phishing sono quelli legati alle proprie mail e ai propri social, e costanti sono i tentativi legati al furto d’identità, frode con carta di credito, virus e furto di dati di pagamento.

In merito a questo dato, la FAPAV sottolinea:

“In tutto ciò, a fare gli onori di casa vi sono i pluricitati siti di streaming illegali rappresentano dei veri e propri avamposti dell’illegalità, fungendo da esca per i malcapitati. L’utente che viene attratto dai loro contenuti ha una probabilità nettamente superiore rispetto agli altri di scaricare inavvertitamente virus e malware.”

Gli smartphone o i computer che milioni di persone utilizzano quotidianamente sono pieni di dati personali e le tecniche sfruttate da malintenzionati per la diffusione di malware, tramite siti di streaming illegale, sono per lo più incentrate sul rubare dati sensibili per usarli a proprio favore.

A questi rischi si può essere esposti visionando in streaming prodotti multimediali: spesso il meccanismo per ottenere la visibilità di un contenuto è preceduto da una serie di pop-up che possono reindirizzare a pagine che abilitano lo sfruttamento dei dati sensibili. Un esempio di vulnerabilità, sempre secondo i dati raccolti da FAPAV, si ha con l’uso di Flash Player: questo lettore multimediale online è stato rimosso sia da Apple che da Microsoft per motivi di sicurezza a favore degli utenti.

Oltre alla visione in streaming, anche scaricare materiale pirata comporta una serie di rischi: il download di contenuti multimediali potrebbe comprendere il download di file e software indesiderati che minerebbe la sicurezza del sistema informatico utilizzato.

A riguardo si è esposto Marco Genovese, Product Manager Network Security di Stormshield:

“In questo frangente risulta essenziale ricordare che buona parte degli incidenti informatici hanno luogo per l’uso promiscuo degli strumenti aziendali, attraverso cui si favorisce l’accesso di eventuali malware che hanno infettato il PC alle risorse di rete e quindi ai server dell’azienda, con conseguenze che speriamo siano ben note a tutti.”

Stormshield, azienda che sviluppa soluzioni di sicurezza per la tutela di reti, workstation e dati, comunica inoltre che vi sono dei metodi per proteggersi dagli attacchi previsti dai “cybercriminali”: ad esempio, al fine di limitare i rischi dovuti alla fruizione dei siti di pirateria con dispositivi aziendali vi sono i firewall UTM (Unified Threat Management), che forniscono un primo livello di protezione, integrando un filtro web che blocca i siti di streaming attraverso una classificazione dinamica che ha luogo nel cloud aziendale.

Oltre a tali soluzioni, esistono applicazioni di sicurezza che proteggono gli utenti contro lo sfruttamento di vulnerabilità del browser, come gli HIPS (Host Based Intrusion Prevention System), che identificano in maniera affidabile eventuali comportamenti anomali durante la navigazione.

Tuttavia, il Product Manager Network Security di Stormshield, Marco Genovese, dichiara che la miglior difesa è quella che permette ai fruitori di contenuti illegali di comprendere quali siano i rischi legati a tali azioni, sia per una chiara violazione delle normative sia per non imbattersi in un reale pericolo.

Tag
Back to top button