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5G e salute: la tecnologia scappa, la scienza indaga e la politica tentenna

Ad Aprile 2019 il governo belga ha interrotto un progetto pilota nella città di Bruxelles che violava le norme in materia di radiofrequenze approvate anche in virtù del principio di precauzione. L’esecutivo svizzero ha annunciato un sistema di monitoraggio per valutare il loro impatto sulla salute.

In Olanda il Parlamento pretende un’attenzione maggiore sui loro effetti. Le frequenze delle microonde e onde millimetriche generate dalle antenne della rete 5G continuano a sollevare da più parti dubbi, interesse e preoccupazioni.

La velocità con cui si è abbattuta la tecnologia del 5G su un terreno fertile per nuove opportunità come lo è l’epoca recente, mette ora in condizione la scienza di dover approfondire argomentazioni un tempo sufficientemente date per scontato. La questione è stata sviluppata nel dettaglio da Marguerite Reardonne su Cnet.com.

Secondo il sito di informazione americano sulla tecnologia, la questione è complicata. La scienza ha più volte affermato la pericolosità delle frequenze ionizzanti (emesse da raggi ultravioletti, raggi X e gamma), acclarandone gli effetti sul DNA umano, distinguendole da quelle non ionizzanti, nel cui perimetro rientrano le frequenze utilizzate attualmente nel settore delle telecomunicazioni. Le radiofrequenze non producono abbastanza energia da nuocere così gravemente ai legami del DNA.

Le stesse agenzie governative e di settore americane ribadiscono a più riprese la loro innocuità estendendola anche alle frequenze che verranno utilizzate per i sistemi 5G.

Per di più il parere più autorevole in questo senso proviene proprio dalla Federal Communications Commission, malgrado essa stessa sia stata criticata per l’obsolescenza della metodologia usata per avvalorare la sicurezza delle frequenze emesse dagli impianti di telecomunicazione.

Alcuni studiosi sospettano che anche le frequenze non ionizzanti possano alterare lo stato delle cellule umane tramite un altro meccanismo biologico alternativo a quanto ci si aspetta da quelle ionizzanti, lo stress ossidativo.

Questo processo porta la cellula a subire una quantità insopportabile di agenti ossidanti che possono danneggiarla e sopprimerla. Questo, secondo quanto scrive Reardonne su Cnet.com, potrebbe anche favorire la formazione di tumori e altre malattie cardiovascolari, neurologiche e polmonari.

La maggior parte degli studi però è di parere discordante. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, ad esempio, ha inserito le radiazioni provenienti dalle radiofrequenze come possibilmente cancerogene per gli umani in relazione a forme specifiche di tumore celebrale.

La fattispecie però è molto circoscritta ed ha lo stesso riscontro degli studi che l’Agenzia ha fatto sul caffè e sui sottaceti, oltre a non essere dotata a sufficienza di prove.

Il livello di attenzione più elevato si concentra relativamente alle antenne che utilizzeranno alte frequenze, il cui raggio sarà molto limitato e che per questo richiederanno una densità notevole rispetto alla copertura chilometrica che garantisce il 4G. È la quantità di impianti che saranno installati in un isolato, in un quartiere e in una città a interrogare la comunità scientifica sulla loro totale inoffensività per l’organismo umano.

Proprio sulla parzialità dei risultati ad oggi disponibili e sull’indeterminatezza della vicenda gli attivisti “Stop 5G” fondano la loro battaglia. Molti esperti tuttavia recriminano la loro selettività nel citare solo studi favorevoli al loro punto di vista.

Kenneth Foster, bioingegnere membro dell’Institute of Electrical and Electronic Engineers, associazione internazionale che ha l’obiettivo di promuovere le scienze tecnologiche suggerisce all’autore una sintesi realistica: al momento non c’è nulla che riveli i rischi per la salute delle onde millimetriche 5G.

“C’è bisogno di una maggiore ricerca sui possibili bioeffetti del 5G”, sostiene Foster. “Ma ciò di cui abbiamo meno bisogno sono gli approcci selettivi alle notizie. Necessitiamo invece di un continuo riesame delle ricerche esistenti e ulteriori studi accurati”.

La sentenza senza finale Foster lascerà i cacciatori di certezze con il palato asciutto. Questo è però lo stadio in cui si trova attualmente la scienza. Dall’altra parte c’è la politica, con la sua funzione collettiva e le sue responsabilità. La tecnologia avanza imperterrita e punitiva e chiede alla politica di agire, di decidere. E in alcuni Paesi la politica ha deciso di aggirare le incertezze evitando le opportunità fornite dal 5G.

Via
Cnet.com
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Gianluca Martucci

Ha 23 anni e tra le scelte più belle che sente di aver fatto c'è quella di specializzarsi negli studi europei e internazionali all'università. Si è laureato a Bari ad aprile 2018 e sta continuando i suoi studi presso l'università di Roma Tre. Ama sentire l'odore dei giornali e stare con la penna in mano. Ha un sogno: diventare giornalista per dare voce a chi si sente non ascoltato
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