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Progetto di rete unica in fibra: tra Enel e Tim potrebbe spuntare un fondo internazionale

Interrogato dai cronisti durante la conferenza di presentazione dei dati semestrali, l’amministratore delegato di Tim Luigi Gubitosi si è limitato a dichiarare che il clima intorno alle trattative con Open Fiber resta positivo. È un’affermazione, quella del CEO, che giunge in settimane dense di attenzione per quanto riguarda i termini finanziari dell’accordo.

A più di un mese dalla firma dell’accordo di confidenzialità che ha impegnato Tim e le controllanti di Open Fiber, Enel e Cassa Depositi e Prestiti, ai negoziati ufficiali sulla creazione di un’infrastruttura unica di rete in fibra in Italia, la comunità finanziaria continua a interrogarsi sul come le parti supereranno l’impasse sulla stima finanziaria dell’operazione.

Nel complesso permangono ancora notevoli dubbi sulla modalità con cui si realizzerà il progetto di rete. Non è ancora chiaro se sfocerà nella creazione di una società separata, o se verrà confermata l’ipotesi di confluenza di tutta l’infrastruttura in fibra in Flash Fiber, controllata da Tim e Fastweb rispettivamente all’80% e al 20%. L’attenzione degli investitori tuttavia sembra essere in particolare rivolta alla valutazione che Enel attribuisce alla quota del 50% che detiene in Open Fiber.

Numerose indiscrezioni sembrerebbero infatti confermare che la multinazionale dell’energia sarebbe interessata a monetizzare il suo 50%, o parte di esso, per cederlo alla stessa Tim o a terzi. La stima che Enel avrebbe calcolato, pari a 8 miliardi del valore totale di Open Fiber, risulta essere eccessiva per Tim. Qualora dovesse tramontare la possibilità di un accordo interno alle parti, quindi, potrebbe aprirsi la possibilità che a rilevare la parte di Enel possa essere un soggetto esterno, probabilmente un fondo estero.

A dare fiato a questa ipotesi è Antonella Olivieri sul Sole 24 Ore. Un fondo infrastrutturale internazionale si inserirebbe così nella contesa per svolgere il ruolo di arbitro nella valutazione finanziaria dell’operazione e liquidare la quota messa in vendita da Enel.

Secondo il quotidiano economico finanziario tale mossa accontenterebbe tutti. Enel potrebbe osare una valutazione più alta decidendo di monetizzare solo in parte il 50% di Open Fiber, Tim si asterrebbe dall’entrare in una partita troppo onerosa e si potrebbe evitare inoltre di incorrere nell’obbligo di un’offerta pubblica di acquisto fissato dalla legge quando un soggetto acquista oltre il 30% delle azioni di una società per azioni. Cassa Depositi e Prestiti, infine, sfrutterebbe il rapporto di concambio per accrescere la propria quota in Tim.

Questo progetto, attualmente avveniristico, potrebbe però condizionare l’architettura dell’accordo. La comparsa di un fondo infrastrutturale potrebbe infatti sigillare la struttura di Open Fiber come società a sé stante. Il baricentro dell’operazione così potrebbe spostarsi da Tim alla società detenuta da Enel e CdP.

Anche in virtù di questi fattori il cammino per la conclusione dell’affare sembra essere lungo e tortuoso. I termini sono per adesso inconfessabili, poiché i dettagli della trattativa sono protetti da un accordo di riservatezza fra le parti. Non resta per gli azionisti che avere fiducia nelle dichiarazioni sommarie e generali degli esponenti delle società, proprio come quella a cui freddamente si è ridotto Luigi Gubitosi mentre presentava i dati del semestre di Tim.

 

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Gianluca Martucci

Ha 23 anni e tra le scelte più belle che sente di aver fatto c'è quella di specializzarsi negli studi europei e internazionali all'università. Si è laureato a Bari ad aprile 2018 e sta continuando i suoi studi presso l'università di Roma Tre. Ama sentire l'odore dei giornali e stare con la penna in mano. Ha un sogno: diventare giornalista per dare voce a chi si sente non ascoltato
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