Tecnologia

I progetti per la diffusione di internet in Africa: Amazon, Google, Facebook e la Cina

Con poco più di 1 miliardo e 300 mila abitanti è il secondo continente più popolato al mondo. Il tasso di crescita della popolazione cresce annualmente ormai in doppia cifra come in nessun’altra grande area del pianeta. La statistica ne evidenzia le peculiarità, le trasformazioni e anche le forti contraddizioni. In uno stato di continua ebollizione, l’Africa potrebbe affrontare un importante cambiamento che potrebbe modificare ulteriormente lo scenario del continente.

Attualmente il Paese deve combattere con un deficit digitale dilagante. I dati statistici, forniti dal sito Internetworldstats.com attestano un grado generale di penetrazione di internet del 39,8% sul totale della popolazione. Solo 2 africani su 5 hanno accesso ad internet.

Il dato è tuttavia l’immagine riassuntiva di uno scenario caratterizzato da disparità enormi da Paese a Paese. Tra gli Stati dove internet è più diffuso si annoverano il Kenya, con l’83%, la Liberia con l’80,9% e la Tanzania con il 71,6%. In fondo alla classifica c’è l’Eritrea, con solo l’1,3%. La seguono il Sahara Occidentale con il 4,3% e Burundi e Repubblica Centroafricana con il 5,3%. Il tasso di penetrazione non supera il 20% in 22 Stati su 58.

Con le dovute distinzioni non c’è da negare che la penetrazione di internet nel continente stia raggiungendo ritmi elevatissimi. Negli ultimi venti anni il numero degli utenti è cresciuto di oltre il 1000% in Repubblica Democratica del Congo (che ha un tasso di penetrazione basso però, del 6,1%), dell’800% in Liberia, del 750% in Somalia. Solo l’Eritrea cresce pochissimo, ad un ritmo dell’1,3%, probabilmente a causa della feroce dittatura che la governa.

Guardando alle tendenze registrate negli ultimi anni e alle potenzialità che il continente offre, i giganti del web sarebbero pronti ad ampliare il proprio impero prima che diventi troppo tardi. Google, Facebook, Amazon e molti altri potrebbero avviare programmi mastodontici per attrezzare il continente delle infrastrutture necessarie.

Gli ostacoli alla divulgazione di internet sembrano assomigliare a quelli che l’Europa ha conosciuto alla fine degli anni novanta: scarsa concorrenza nel mercato, e quindi prezzi elevati, ma soprattutto scarsità di infrastrutture che portino il segnale di rete fino alle aree più remote.

In Guinea equatoriale il costo di un abbonamento può sfiorare i 35 dollari e un africano può arrivare a destinare fino all’8% del suo reddito mensile per un’offerta telefonica, fa sapere Lorenzo Simoncelli sull’inserto Affari e Finanza del quotidiano “La Repubblica” del 5 Agosto 2019.

Quello che più attrae le società della rete sono le grandi potenzialità del mercato. In particolare, il boom di abbonamenti ad internet sta interessando soprattutto la popolazione under 35 che, in virtù della struttura demografica che interessa il continente, costituisce quasi il 75% della popolazione totale, che arriva al 45% se si esclude la fascia della popolazione in età 0-10 anni. Ma il trend demografico promette bene se si pensa al futuro, dato che in moltissimi Paesi dell’Africa la mortalità sta diminuendo e che il numero dei giovani, oggi bambini, continuerà a crescere nei prossimi decenni.

La popolazione per età in Africa

È probabilmente la statistica a dare i migliori consigli a Facebook, Amazon e Google. Le tre società potrebbero infatti sostituirsi ai governi dei Paesi, impossibilitati ad investire economicamente, nella costruzione di una rete internet, rendendo così l’infrastruttura indipendente e svincolata da qualsiasi tipo di problema tecnico o politico che potrebbe condizionare il funzionamento di internet nel territorio. È una prospettiva che lascia perplessi coloro che sono preoccupati che l’accesso ad internet diventi completamente dipendente dalle scelte dei giganti della rete, anziché dai governi, che dovrebbero, almeno in teoria, salvaguardare l’interesse generale.

Zuckenberg ha più volte in passato definito l’accesso ad internet come un diritto umano, dichiarandosi disposto ad avviare programmi filantropici per renderlo possibile in tutto il mondo. Come fa sapere Simoncelli, non c’è niente di ufficiale, anche perché le smentite sono numerose, ma Facebook potrebbe portare alla luce il progetto “Simba”.

L’obiettivo sarebbe quello di costruire una rete di cavi sottomarini che avrebbero anche l’obiettivo di ampliare la community di Facebook in Africa.

Di ufficiale c’è senz’altro il progetto “Equitano” di Alphabet, la holding di Google che ha annunciato il collegamento digitale che costeggerà le sponde dell’Atlantico dal Portogallo al Sudafrica facendo tappa in Nigeria per connettere anche l’Africa subsahariana. Amazon ha inoltrato la richiesta alla Federal Communication Commission per l’approvazione del progetto Kuiper per il lancio di oltre 3000 satelliti che permettano le comunicazioni internet attraverso il metodo della connessione a banda larga satellitare.

Alla corsa per cablare l’Africa partecipa anche la Cina, che non ha rifiutato di investire nel campo delle telecomunicazioni. Proprio negli ultimi mesi la Huawei Marine Networks sarebbe riuscita nell’impresa di portare un cavo sottomarino dalla città di Fortaleza, in Brasile, a quella di Kribi, in Camerun. Ma la nazione dell’antico impero celeste ha fretta di terminare l’opera della “Via della seta digitale”, che districherà il filo del gomitolo digitale dall’Europa all’Asia attraverso il porto di Gibuti, nel Corno d’Africa.

Dalla conferenza “Internet for all” in Sudafrica

È in questo modo che colossi tech disegnano le rotte più fantasiose per connettere e interconnettere il continente. È quindi dalle mani del settore privato e delle multinazionali del web che potrebbero passare una serie di trasformazioni che riguarderanno il miglioramento delle comunicazioni, e quindi della qualità della vita in una gran parte di circostanze (dalla gestione delle emergenze umanitarie alla libertà di pensiero).

L’Africa aspetta le virtuosità di questo cambiamento, nella consapevolezza forse che esse dipenderanno dai progetti colossali di chi sa di poter trasformare un intero continente.

 

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Gianluca Martucci

Ha 23 anni e tra le scelte più belle che sente di aver fatto c'è quella di specializzarsi negli studi europei e internazionali all'università. Si è laureato a Bari ad aprile 2018 e sta continuando i suoi studi presso l'università di Roma Tre. Ama sentire l'odore dei giornali e stare con la penna in mano. Ha un sogno: diventare giornalista per dare voce a chi si sente non ascoltato
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