5G nel MondoTecnologia

Le accuse di spionaggio, il governo inglese e Trump. Parla Ren Zhengfei, fondatore di Huawei

Sembra ottimista il patron di Huawei Ren Zhengfei quando confida nella possibilità che il nuovo governo inglese possa rivolgersi alla sua società per la fornitura delle tecnologie necessarie allo sviluppo del 5G nel Regno Unito.

Respingendo ulteriormente i rischi per la sicurezza per i Paesi in cui opera, il numero uno di Huawei, intervistato dalla redazione inglese di Sky News, neutralizza a parole gli eventi ostili degli ultimi mesi per la sua società:

Fintanto che (il governo inglese) considererà la questione seriamente, non penso che ci dirà di no. Potrà dire di no ad altri, ma non a noi.

Con un colpo di spazzola Zhengfei allontana le ipotesi di un possibile esodo dal mercato inglese a seguito delle minacce del divieto commerciale con le aziende statunitensi e delle pressioni del presidente Donald Trump sui suoi omologhi occidentali. Il tycoon aveva infatti raccomandato ai governi europei di non affidarsi all’azienda cinese per lo sviluppo della rete 5G sul loro territorio.

Proprio il governo inglese aveva limitato la forniture di Huawei alle sole tecnologie “non core”, non essenziali. L’esecutivo inglese vuole però riservarsi di calcolare le conseguenze di un possibile bando, prima di prendere delle decisioni mirate, come lo sarebbe quella contro Huawei.

Alcuni operatori di telefonia sarebbero già pronti a lanciare i propri servizi 5G supportati dalle infrastrutture di Huawei. Ma prima che una decisione venga realmente presa si dovrà aspettare che la Brexit abbia luogo. In caso di un’uscita dall’Unione Europea senza accordo, le raccomandazioni statunitensi potrebbero infatti diventare più pressanti.

Il sospetto è infatti che, così come prevede la legge e la tradizione cinese, Huawei possa cooperare attivamente con il governo per sostenere il lavoro dell’intelligence cinese. Ciò ha incusso timore nei confronti di chi ha subito pensato alla possibilità che l’azienda di Shenzen potesse fornire informazioni considerate importanti dal governo cinese per utilizzarle a scopi politici.

Nonostante Trump abbia allentato la morsa concedendo a Huawei la commercializzazione di prodotti ampiamente accessibili sui mercati, rimangono oscure le sue intenzioni future nei confronti della società. Dovendo reagire al rischio di non poter mai più installare sui propri dispositivi il sistema operativo Android, fornito da Google, Huawei ha provveduto alla creazione di uno di sua proprietà: HarmonyOs.

Zhengfei ha dichiarato:

Se il governo statunitense non permetterà a Google di fornirci il sistema operativo Android, il mondo potrà utilizzarne un terzo (oltre iOS, di Apple, ndr)

L’imprenditore cinese ha smentito i legami con la leadership cinese e ha invece messo in relazione la missione di Huawei con quella del partito comunista cinese, di cui Zhengfei è membro. Entrambi dicono di essere al servizio dell’umanità. Secondo quanto dichiarato dal patron le accuse di Trump sono lontane dalla realtà.

Inoltre, è proprio nei confronti del presidente che Zhengfei si è detto grato. Nell’emarginare l’azienda Trump ha rivelato la forza competitiva che Huawei esercita a livello mondiale. Rimarcando le parole del giornalista che lo intervistava ha quindi confermato il paradosso che caratterizza Huawei: il governo cinese non ha offerto alcun aiuto all’azienda, mentre Trump lo ha fatto semplicemente parlandone male.

 

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Via
Sky News
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Gianluca Martucci

Ha 23 anni e tra le scelte più belle che sente di aver fatto c'è quella di specializzarsi negli studi europei e internazionali all'università. Si è laureato a Bari ad aprile 2018 e sta continuando i suoi studi presso l'università di Roma Tre. Ama sentire l'odore dei giornali e stare con la penna in mano. Ha un sogno: diventare giornalista per dare voce a chi si sente non ascoltato
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