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Nuove misure Usa contro Huawei: incluse nella lista la filiale italiana e il centro di ricerche

La breve tregua commerciale di 90 giorni concessa dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti a Huawei e ad altre aziende affiliate interesserà da oggi 21 Agosto 2019 anche due aziende italiane. Huawei Italia e il centro di ricerca e sviluppo di Huawei con sede in Italia sono entrate a far parte della entity list che limita la fornitura di beni scambiati con le aziende statunitensi.

Dopo lo sblocco temporaneo degli scambi commerciali con Huawei per le esportazioni e delle importazioni di prodotti tecnologici, Martedì 20 Agosto 2019 il governo americano ha definito i limiti temporali delle nuove misure, stabilendo una proroga di 90 giorni che decadrà il 18 Novembre 2019.

Alle 68 imprese e organizzazioni affiliate a Huawei, che erano state inserite nell’elenco il 16 Maggio 2019, ne sono ora state aggiunte altre 46. Tutte sono passibili di generare rischi per attività contrarie alla sicurezza nazionale e alla politica estera, secondo il governo degli Stati Uniti.

La proroga stabilita dal Dipartimento del Commercio si prefigge l’obiettivo di favorire le aziende statunitensi nel convertire la produzione e trovare gradualmente delle alternative alle forniture garantite da Huawei. Il maggiore tempo a disposizione aiuterà l’economia americana ad azzerare la dipendenza dai prodotti Huawei e ad evitare possibili drastiche perturbazioni.

La società cinese è accusata di aver violato la legge americana, come si legge nella nota al provvedimento che allarga il numero delle società del sistema Huawei incluse nella entity list:

Huawei e le associate che agiscono in suo conto sono coinvolte in una serie di atti ingannevoli e ostruttivi volti a eludere la legge degli Stati Uniti e ad evitare le pene previste dall’applicazione della legge.

Nella carovana di enti che entrano a far parte della entity list sono coinvolte imprese e organizzazioni di 25 Paesi del mondo (gran parte sono filiali nazionali di Huawei). Tra questi c’è anche l’Italia.

A dover pagare le conseguenze delle restrizioni contro Huawei ci sono infatti Huawei Italia e il centro ricerca e sviluppo di Huawei sito a Segrate, alle porte di Milano.

A guidare il centro è Renato Lombardi, impegnato nello studio delle tecnologie delle microonde usate nella comunicazione mobile e satellitare. Come fa sapere l’Ansa, il centro è aperto nel 2008 trasformandosi nel 2011 in centro dedicato allo sviluppo delle microonde, un fronte importante su cui si gioca anche la partita del 5G.

Renato Lombardi illustra i risultati degli studi del centro di ricerca di Segrate

Huawei ha deciso non a caso di inserirsi nella babele di competenze tecnologiche sprigionate nell’area dall’attività delle concorrenti Nokia, Ericsson e Alcatel. Se l’area metropolitana meneghina ha assistito al fiorire esponenziale di realtà collegate al settore delle infrastrutture di rete è anche merito della presenza del centro ricerche di Huawei. L’istituto ha intessuto solidi legami di cooperazione con 14 università italiane.

Attualmente il centro ospita un centinaio di dipendenti, alcuni dei quali lavorano grazie a un dottorato di ricerca. Mentre Huawei esclude l’ipotesi che le misure dell’amministrazione Trump possano gravare pesantemente sulla società, diventa sempre più evidente la decisione da parte del governo a stelle e strisce di voler minare non solo i volumi commerciali, ma anche la capacità di sviluppo e innovazione tecnologica di Huawei.

 

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Via
Ansa
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Gianluca Martucci

Ha 23 anni e tra le scelte più belle che sente di aver fatto c'è quella di specializzarsi negli studi europei e internazionali all'università. Si è laureato a Bari ad aprile 2018 e sta continuando i suoi studi presso l'università di Roma Tre. Ama sentire l'odore dei giornali e stare con la penna in mano. Ha un sogno: diventare giornalista per dare voce a chi si sente non ascoltato
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