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La visita di Mike Pompeo in Italia, con il solito monito per estromettere Huawei

Il mese di Ottobre 2019 si è aperto con la visita del Segretario di Stato degli Stati Uniti Mike Pompeo in Italia. Il “primus inter pares” del gabinetto americano ha incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il suo omologo Ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Con un’agenda istituzionale così autorevole, viste le fasi concitate che stanno riguardando la politica interna americana, ampi settori della stampa hanno articolato le ipotesi più maliziose dietro la visita del Segretario di Stato, collegandole in qualche modo con il momento difficile che vede un presidente Trump sempre più incastrato in una procedura di stato di accusa per le presunte pressioni esercitate nei confronti del presidente ucraino Zelensky che sarebbe stato costretto ad avviare un indagine nei confronti del figlio del candidato democratico alle presidenziali Joe Biden.

Nella fosca aura di verità che avvolge il motivo principale della visita di Pompeo nel Bel Paese si scorgono tuttavia i temi ufficialmente discussi con i colleghi italiani. Si è parlato del programma di dazi che colpirà alcuni prodotti italiani, della situazione in Libia, e non si poteva di certo evitare, come ormai non avviene da diversi mesi ormai, la questione del 5G e di Huawei.

Nelle affermazioni rilasciate nella due giorni italiana Mike Pompeo e i suoi funzionati non hanno utilizzato mezzi termini.

Ogni singola informazione che attraversa le infrastrutture di Huawei è a rischio, perché si tratta di network controllati e sostenuti dal Partito comunista cinese – ha dichiarato in un’intervista al quotidiano La Stampa negli scorsi giorni un alto funzionario dell’amministrazione americana – . La loro tecnologia è costruita per avere un collegamento diretto con Pechino, attraverso backdoor e falle.

Le supposizioni a cui in questi casi ci si dovrebbe affidare sono ormai dati di fatto nella mente dei politici americani. Il galateo istituzionale è stato riposto nello scantinato. Messa in questi termini, la posizione dell’alleato americano pretende certezze dall’Italia.

All’Italia è intimata l’estromissione di Huawei dallo sviluppo e dalla gestione delle infrastrutture digitali (5G compreso) in virtù della rilevanza che il Paese ricopre nella Nato soprattutto per la presenza di basi militari sul suo territorio.

Lo stesso funzionario ha mostrato uno scenario spaventoso, oscurato dalla possibilità che in tempi di conflitto Huawei possa mettere deliberatamente in difficoltà le comunicazioni tra gli alleati. Una prospettiva certamente da evitare.

Huawei

Ancora più sentenzioso nel rispondere ai giornalisti è stato Mike Pompeo. Il Segretario ha annunciato che gli Stati Uniti hanno tutta l’intenzione di essere gli alleati dell’Italia, ma non ad ogni costo, non al costo di mettere in pericolo la sicurezza nazionale americana.

Parole che di certo non mettono in discussione un’alleanza settantennale, che vanno contestualizzate, ma che hanno innegabilmente un significato.

Proprio nel primo Consiglio dei Ministri del nuovo governo giallorosso sono state approvate le nuove disposizioni che obbligano alla notifica la stipula di contratti e accordi che abbia ad oggetto beni e servizi delle infrastrutture 5G qualora si tratti di un soggetto esterno all’Unione Europea, nonché l’applicazione di prescrizioni o condizioni da parte del Presidente del Consiglio per la salvaguardia degli interessi e della sicurezza nazionali.

I fatti dicono anche che presto approderà in Parlamento un decreto che intende creare un perimetro di sicurezza nazionale cibernetica per dotare ulteriormente il governo degli strumenti necessari contro le minacce per la sicurezza nazionale.

Se anche tale dimostrazione non dovesse bastare, Pompeo potrebbe sempre pensare che mentre atterrava a Roma, il Presidente Conte visitava a Genova il Centro Ricerca e Sviluppo di Ericsson (concorrente europeo di Huawei). Quanto meno avrà potuto apprezzare il gesto.

 

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La Stampa
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Gianluca Martucci

Ha 23 anni e tra le scelte più belle che sente di aver fatto c'è quella di specializzarsi negli studi europei e internazionali all'università. Si è laureato a Bari ad aprile 2018 e sta continuando i suoi studi presso l'università di Roma Tre. Ama sentire l'odore dei giornali e stare con la penna in mano. Ha un sogno: diventare giornalista per dare voce a chi si sente non ascoltato
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